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F.A.Q.

La struttura del Master

L'argomento del Master

 

 

D: Qual è l’obiettivo del Master?

R: È quello di creare figure professionali in grado di operare con soggetti in età preadolescenziale in condizione di disagio, di rischio sociale o di difficoltà sia nell’ambito scolastico che in quello extrascolastico.

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D: A chi è rivolto il Master?

R: Il Master è rivolto a:

  • laureati in psicologia, in scienze dell’educazione, in scienze della formazione primaria.

  • insegnanti ed educatori in servizio a prescindere dalla tipologia del titolo posseduto.

Non laureati, ma con almeno 5 anni di esperienza nel settore della prevenzione/riduzione del disagio preadolescenziale, adolescenziale e giovanile, potranno essere ammessi come UDITORI.

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D: Come si articola il Master?

R: Il Master si articola in due annualità per complessive 1500 ore di formazione tra : lezioni, seminari e laboratori “in presenza”; tirocinio, formazione a distanza su supporti telematici. A tali ore, ai fini del riconoscimento dei crediti formativi si devono aggiungere 1001 ore “virtuali” di studio individuale.

In particolare: le due annualità prevedono lezioni frontali dedicate al conseguimento di competenze specifiche di natura psicologica, pedagogica, sociologica, antropologica e didattica: quattro moduli in presenza per ogni; seminari residenziali : presentazione di case-study, studio delle problematiche preadolescenziali nelle realtà locali; laboratori:quattro nel primo anno e quattro nel secondo.

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D:  Il Master dà diritto all’assegnazione di un punteggio?

R: Il Master dà diritto all’assegnazione di 60 crediti formativi universitari (44 CFU per le discipline, 4 per i laboratori, 4 per i seminari, 5 per il tirocinio, 3 per la tesi), calcolati sulla base di un CFU per ogni 25 ore di attività formativa (1500 tra ore di formazione in presenza, ore di formazione a distanza e ore riconosciute di studio individuale).

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D: L’esperienza del Corso vedrà una seconda edizione?

R: Presumibilmente il Master diverrà l’attività di eccellenza del Dipartimento della Formazione e quindi sarà ripetuto in futuro.

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D: Quali sono gli impegni che prevedono una presenza del corsista a San Marino?

 R: 

  • 1° Anno Accademico 2003

    • 13, 14, 15 Febbraio 2004

    • 2, 3, 4 Aprile 2004

    • 15, 16, 17 ,18 Luglio 2004

    • 17, 18, 19 Settembre 2004

    • 19, 20, 21 Novembre 2004

    • 2° Anno Accademico 2004

    • 1 giorno per esami del secondo anno

    • 1 giorno per discussione tesi

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D: È possibile ottenere una certificazione che riporti una valutazione qualitativa delle competenze raggiunte?

R: Sì, è possibile, ma, è prevista solo su richiesta degli studenti che, nel caso, dovranno sostenere una apposita prova d’esame dedicata alla discussione critica della tesi elaborata.

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D: Quali supporti offre il Dipartimento della Formazione?

R: Presso il Dipartimento della Formazione, secondo un calendario da definirsi, saranno presenti due docenti esperti in psicologia ed in pedagogia che raccoglieranno domande e quesiti dei corsisti e che risponderanno alle loro richieste.

È stato inoltre attivato un sito del Master all’indirizzo www.unirsm.sm/masterdisagio dove è possibile reperire il materiale fornito dai docenti e che offre la possibilità di un Forum on line (permette agli studenti di scambiare idee ed opinioni su due temi base, uno di carattere psicologico ed uno di carattere pedagogico, proposti dai docenti), di F.A.Q. (risposte alle domande più frequenti poste dagli studenti che potranno essere sia di carattere tecnico che psicologico o pedagogico), di Web community (spazio riservato ai corsisti. Include: Bacheca per la raccolta di messaggi; Suggerimenti per le varie proposte; Chat per comunicare in tempo reale con altri corsisti; Calendario per segnalare vari eventi), di Servizi (per l’invio di messaggi di posta elettronica ai docenti, al personale della segreteria ed ai tecnici).

Il materiale video, fornito dai docenti del Master e registrato presso il Dipartimento della Formazione, verrà distribuito su cassette VHS.

Il Dipartimento della Formazione mette a disposizione una bibliografia di testi attinenti all’argomento del Master, presenti sia al Dipartimento stesso che al Centro di Documentazione delle Scuole Medie di Città, Fiorentino e Serravalle. Inoltre il Dipartimento ha individuato ed è in grado di segnalare siti riguardanti la preadolescenza e siti bibliografici che saranno consultabili attraverso dalla pagina Link del sito del Master.

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D: Quali sono i costi?

R: La tassa annuale di iscrizione è di € 1.292,00.

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L'argomento del Master

D: Cosa si intende per adolescenza ? 

R: E’ difficile dare una definizione univoca senza incorrere nel rischio di “luoghi comuni” e “generalizzazioni astratte e stereotipate”. Tuttavia, pur riconoscendo un’elevata variabilità nelle manifestazioni comportamentali e nei vissuti personali di ogni individuo, si può asserire che l’adolescenza è una fase dello sviluppo caratterizzata da rapide trasformazioni sia sul piano biologico che di quello psicologico; trasformazioni che comportano la necessità di un riadattamento complessivo, sia del mondo interno (formazione dell’immagine di sé), sia del mondo esterno (relazioni interpersonali e sociali): a questo proposito, lo psicologo americano Stanley Hall (1904) che fu uno dei primi a studiare l’adolescenza in modo sistematico, l’ ha definita “…quasi come una nuova nascita”. La rapidità dei cambiamenti che hanno luogo in un arco di tempo relativamente breve, che demarca il passaggio dall’età dell’infanzia all’età adulta, espone l’adolescente ad una fase particolarmente delicata del processo di costruzione dell’identità personale, per l’effetto combinato di influenze endogene (modificazioni somatico-ormonali) ed esogene (modificazioni nelle aspettative sociali).  Proprio la perturbazione degli equilibri bio-psicologici fino ad allora raggiunti e la provvisorietà dei nuovi equilibri in fase di costruzione, contribuiscono a rendere l’adolescenza una fase particolarmente instabile dello sviluppo; in questo senso essa viene considerata un’età “a rischio”, sia pure fisiologico e transitorio.

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D: Cosa si intende per disagio adolescenziale ?

R: Esistono certamente molteplici manifestazioni del disagio adolescenziale (dalle forme apparentemente inspiegabili di ripiegamento in sé stessi, ai cambiamenti repentini dell’umore, ai fenomeni più o meno manifesti di ribellione all’autorità, fino ai fenomeni più estremi di devianza e marginalità sociale) in rapporto alle diverse caratteristiche della personalità di ogni individuo ed al contesto socio-familiare in cui vive.  Tuttavia, un denominatore comune a queste diverse manifestazioni può essere trovato nella crisi di crescenza che caratterizza questa fase dello sviluppo e nel bisogno di costruire ed affermare una propria identità autonoma. In questo senso le tipiche posizioni conflittuali dell’adolescente non rappresentano necessariamente un aspetto negativo o patologico (come talvolta possono apparire dal punto di vista dell’adulto), ma il bisogno di affermare, magari anche contro la logica e la razionalità, un proprio peculiare modo di essere, e questo processo di individuazione spesso passa da un “prendere le distanze”, anche in modo clamoroso e provocatorio, dalle figure adulte di identificazione e dalla necessità di marcare un confine dalla condizione passata dell’infanzia. In una certa fase dello sviluppo, infatti, che quasi per tutti coincide con l’adolescenza, questo processo di distanziamento e di “affrancamento” dal mondo degli adulti, sembra necessario e funzionale proprio a poter costruire e riconoscere un proprio sé autonomo. Poi, tipicamente, le posizioni più esageratamente conflittuali sono destinate ad essere riconciliate nelle fasi successive dello sviluppo, quando ormai il giovane sente di avere formato una propria identità. E’ importante quindi che l’adulto possa “riconoscere” il valore intrinseco delle posizioni conflittuali dell’adolescente e accetti “la sfida” del conflitto senza rinunciare al proprio ruolo genitoriale, poiché, entro certi limiti, esso è funzionale alla crescita e non deve essere evitato a tutti i costi, sia rinunciando ad esercitare la propria autorità, sia impedendo ogni forma di dissenso.

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D: Cosa si intende per caso clinico ? 

R: Non tutte le forme di disagio adolescenziale restano in un alveo di normalità. Bisogna infatti riconoscere che questo periodo di rapide trasformazioni rappresenta una fase particolarmente delicata dello sviluppo, ed è esposto al rischio di perturbazioni sia interne ( intrapsichiche) che esterne (interpersonali), che possono alterare in modo significativo il normale corso evolutivo e sfociare in vere e proprie situazioni patologiche, specialmente in quei casi in cui “non c’è spazio” per una risoluzione del conflitto tra le molte diverse identità (identificazione coi genitori e con altri adulti di riferimento, con coetanei significativi, con personaggi mitizzati, ecc.) che l’adolescente si trova a vivere, e non c’è possibilità di trovare una posizione di equilibrio costituita dalla sintesi delle molteplici esigenze che ora la vita pone. In queste situazioni, il rischio di un “breakdown”, di una crisi esistenziale è molto forte e le espressioni che esso assume possono essere diverse in rapporto alle caratteristiche di personalità e al contesto familiare e sociale di ogni individuo. Così, ad un estremo del continuum delle crisi adolescenziali troviamo tutte quelle forme di reazione “internalizzate”, la cui espressione più grave è forse costituita dai casi di anoressia nervosa.; all’estremo opposto vi sono le forme “esternalizzate”, la cui espressione più caratteristica è rappresentata dai fenomeni più estremi di devianza giovanile, come l’appartenenza a bande dedite ad attività delinquenziali. E’ chiaro che tutti questi casi, compresa la gamma di reazioni intermedie tra questi due poli del continuum (ad esempio, uso di sostanze psico-attive), costituiscono delle distorsioni del normale percorso evolutivo e, in quanto tali assumono una vera rilevanza clinica e richiedono un’appropriata presa in carico specialistica, spesso di tipo medico-psicologico.

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D: Prevenzione o cura del disagio adolescenziale ? 

R: Il vecchio motto “prevenire è meglio che curare” non è affatto un luogo comune nel caso delle crisi di “crescenza” che caratterizzano lo sviluppo nella fase adolescenziale. Innanzitutto, perché l’adolescenza, di per sé, non è una malattia (e quindi non ha senso pensare di curarla), ma soltanto un’epoca evolutiva che in virtù delle sue caratteristiche peculiari, è più esposta al rischio di perturbazioni in senso patologico (ma ciò non è necessariamente vero dal momento che ogni fase dello sviluppo ha le sue specifiche vulnerabilità), comunque non generalizzabili ad ogni individuo. In secondo luogo, perché anche nei casi in cui lo sviluppo imbocca una direzione patologica, ciò non avviene solitamente in modo repentino, ma attraverso un periodo più o meno prolungato di “incubazione” del disagio che si manifesta attraverso una serie riconoscibile di segnali che possono essere “raccolti” dalle figure adulte di riferimento (genitori, insegnanti, ecc.) e affrontati direttamente o portati alla consultazione clinica. Solo quando questa fase conflittuale non può trovare una sua naturale risoluzione, essa può evolvere verso una patologia franca, che tipicamente coincide con la perdita più o meno marcata dell’equilibrio personale e/o sociale e che richiede di essere trattata. In ogni caso, quando la rete sociale in cui vive l’adolescente è sufficientemente sensibile ai segnali di disagio che egli manifesta, quasi sempre è possibile intervenire in suo aiuto con diverse possibili forme di sostegno psicologico, sia specializzato, ma anche informale, quale quello che a volte possono fornire gli insegnanti o gli stessi amici del ragazzo. La prevenzione è dunque possibile, a condizione che esista un “sistema di attenzione” ai segnali del disagio, e generalmente consente di evitare un’evoluzione verso forme patologiche conclamate. Quando queste si verificano, spesso si trova che qualcosa non ha funzionato nel “sistema sociale di allarme”, e solo retrospettivamente ci si accorge dei segnali che preannunciavano la crisi. Sarebbe quindi importante sviluppare un istema di indicatori sufficientemente sensibile (non avere troppi falsi negativi) e affidabile (non avere troppi falsi positivi), ma ciò non è impresa facile, data l’elevata variabilità inter-individuale e la rapidità delle trasformazioni che caratterizza l’adolescenza.

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